Forme espressive sperimentali

Brandendo gravi lacune dialettali, provo ad esprimere c’ho che vedo. Riempendo bicchieri con pareri di ipocriti sciacalli. Valuto. Mi carico. Trasformandomi nell’immaginario in sfidante agonistico. Quindi ci credo. E giorno dopo giorno vedo prendere forma l’assurdo. Posso toccarlo. Ammucchiarlo. Distruggerlo. Guardarlo. Quindici di Sessanta. Forse l’impossibile nn è poi così lontano !   By TritaZ

Fratelo gemello

Indimenticabile duello la favola della cattiva e il suo gemello buono che chiede perdono e mantiene apparentemente intatta saldatura di sangue fratello la tavola imbandita del castello il trono calici e veleno lussuria ed insatura clausura il frate col mantello al buio agita la zappa, nascondere il coltello sporco di sangue e midollo osseo furtivo, gobbo scalfisce la terra bruma indimenticabile … Continua a leggere

Per uno spiccchio di luna e un momento di celebrità

La riconosco. La sofferenza. L’insofferenza. L’inquietudine. La malinconia. La nostalgia. La riconosco. Negli altri. Quando la incontro. Quando mi ci trovo di fronte. La riconosco. Perchè la conosco. Perchè è una parte di me. La sofferenza. L’insofferenza. L’inquietudine. La malinconia. La nostalgia. Quando la vedo negli occhi degli altri. Quando la percepisco nei loro sospiri. Quando ti guardo. Quando guardi … Continua a leggere

Per un sorso di Madeira

Mi sento bevuto via. Mi sento come l’ultimo sorso di Madeira in mano ad un assetato che non ha tempo d’assaporare, capire, apprezzare. Come un vino liquoroso che ha atteso per quindici anni di essere bevuto via. Senza avere nemmeno la gloria, la ricompensa di un istante d’apprezzamento. Mi sento bevuto via. Disprezzato come un Madeira che ha trascorso quindici … Continua a leggere

Un libro intitolato Nina

   Le venature degli sportelli d’abete. Il freddo del marmo scuro. Una vetrina anni 70. Bicchieri opachi e rigati. Una TV accesa in alto, uno sconosciuto la guarda. Le contorsioni dell’anima. Qualche sgabello di similpelle tagliata. La tristezza, voglia di piangere. La domanda “a cosa è servito” regna. Non li fa muovere. Puzza di cipolle fritte.   Le venature  degli … Continua a leggere

Ho lavorato in un bar e per non lasciare sfuggire il tempo ho cominciato a scrivere su tovaglie fatte di carta. Mi facevano compagnia , nelle notti di pioggia, due musicisti che non sapevano ancora dove sarebbe approdata di lì a poco la loro vita. Ho conosciuto artisti che non facevano altro che dipingere volti a loro sconosciuti , sono … Continua a leggere

così poco

Qualche scatto freddo.Come uno spigolo d’acciaio. In una Suit Newyorkese. Come un pannello al Plasma su un parete bianca. Come la punta dell’empire. Freddo come un vassoio a scacchi bianchi e neri. Una striscia di jeans attorno al busto. Lastre grige. Lastre grige e fredde a scaldare una domenica mattina di Novembre. Di primo novembre. Inattese quanto taglienti. Lastre grige … Continua a leggere